Museo Diocesano e Cripta di San Rufino - Assisi

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Puccio Capanna, Crocifissione (1334), part.

Museo Diocesano e Cripta di San Rufino
Piazza San Rufino, 3 - 06081 ASSISI (PG)
Tel. e fax: 075 / 812.712

E-mail: info@assisimuseodiocesano.com
Partita IVA: 02615110547
La storia della Diocesi
Basilica superiore di san Francesco, Scuola giottesca, San Rufino
A cura di F. Santucci

ANTICHITÀ E ALTO MEDIOEVO
Per Assisi, città romana, non disponiamo di fonti esplicite che consentano di stabilire con certezza l'istituzione della Diocesi, né forniscono dati incontrovertibili i materiali agiografici relativi al protovescovo san Rufino, martire che visse verosimilmente nel III sec., anche se solo a partire dal IX - X sec. vi sono tracce certe del suo culto in città. La sua festa si celebra il 12 agosto.
Con la caduta dell'Impero Romano il vescovo di Assisi assunse una preminenza di fatto sulla città, che si protrasse anche durante lo stanziamento dei Goti, i quali durante la guerra greco-gotica, nel 547, inviarono il vescovo Avenzio in qualità di ambasciatore a Costantinopoli presso Giustiniano. Documentato con certezza è anche il vescovo Aquilino, che partecipò al concilio romano presieduto da Martino I nel 649, quando ormai la dominazione longobarda si era affermata stabilmente sulla città, inquadrata nel Ducato di Spoleto. Il passaggio del Ducato alla monarchia franca nel 774 e il successivo inserimento nell’impero carolingio videro gli ordinari diocesani conservare una posizione di primo piano anche nella vita civile. È il caso del vescovo Magione, che nell'821 partecipò al placito tenuto a Norcia dai messi dell'imperatore Ludovico il Pio.

Chiesa di Santa Maria Maggiore (VIII – IX secolo)
Proseguì anche la partecipazione dei vescovi ai concili romani. Magione fu presente nell'326 a quello del papa Eugenio II e Ibone a quello di Leone IV (853). Nell'alto medioevo la residenza episcopale era situata presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore, attestata per la prima volta nel 963 dalla più antica pergamena locale, risalente all'episcopato di Eremedio. A partire da questo momento la series episcoporum s'infittisce con Ingizone (967) e Leone (985), per poi interrompersi nuovamente fino a Giorgio (1018) e Guglielmo (1019). Il primo ottenne da Rainerio I, marchese di Tuscia, una conferma di beni e diritti che già l'imperatore Enrico II, aveva riconosciuto disegnando la distribuzione delle pievi sul territorio. Il secondo confermava l'integrazione della Diocesi entro le strutture del Regno Italico partecipando ad un placito comitale. Il vescovo Ugo (1029?-1059) partecipò a due concili romani di Benedetto IX e, cosa più importante, fu a capo della delegazione dei vescovi italiani alla dieta di Worms del 1048, ove l'imperatore Enrico III nominò Leone IX, che Ugo accompagnò in Italia. Lo stesso vescovo diede nuovo vigore al culto di san Rufino, le cui spoglie furono ritrovate nella parva basilica a lui intitolata. L'edificio venne ampliato fino a diventare il nuovo cuore pulsante della vita religiosa cittadina. Nel 1035, Ugo istituì una canonica presso la basilica di San Rufino e vi trasferì la residenza episcopale, ivi attestata fino al 1080. Il suo successore, Agino (1059-1072), si schierò con il papato riformatore e la canonica di San Rufino progressivamente si rafforzò fino ad emanciparsi dal vescovo.
Giotto, Rinuncia dei beni (1296 - 1300)
IL BASSO MEDIOEVO
Nel secondo decennio del XII secolo, nonostante l'opposizione del vescovo Clarissimo, il priore della canonica, Guido, ottenne il diritto di reclutare nuovi membri senza consultare il vescovo. Solo nel 1215 Onorio III decretò la definitiva distinzione della mensa episcopale da quella dei canonici di San Rufino, che nel frattempo (1140) avevano avviato la costruzione di una terza e più grande basilica per iniziativa del priore Rainerio. Attorno alla canonica il ceto dirigente della civitas organizzò in quello stesso periodo le istituzioni politiche, che nel 1198, per effetto del declino della presenza imperiale nel Ducato di Spoleto, diedero vita al Comune. I vescovi non svolsero un ruolo di primo piano in questa trasformazione istituzionale. Si deve forse al fallito tentativo di affermare ad Assisi l'autorità pontificia la scomunica comminata da Guido I (1197-1210?) contro alcuni fedeli della Diocesi, ma non si può escludere che si trattasse di un episodio legato ai fermenti spirituali entro i quali andava maturando l'esperienza di Francesco. Al Poverello, Guido I fu particolarmente vicino nel periodo della sua conversione (1206) e ne favorì la visita a Innocenzo III (1210), grazie alla familiarità con il pontefice, da cui ottenne un privilegio di conferma di beni e diritti. Da detto privilegio si ricava che il territorio diocesano comprendeva gli attuali territori comunali di Assisi, Bastia Umbra, Cannara, Bettona, Valfabbrica e un piccolo lembo dei comuni di Gualdo Cattaneo e di Bevagna.
Il vescovo Guido II (1212-1228) cercò di ridare nuovo slancio alle istituzioni diocesane limitando l'azione delle istituzioni esenti (in particolare alcuni monasteri e ospedali). Lo scontro tra Guido Il e il Podestà del Comune, Carsedonio (1225) si risolse grazie all'intervento pacificatore di Francesco, che soggiornò nel palazzo episcopale presso Santa Maria Maggiore nell'imminenza della morte (1226). La successiva storia della Diocesi fu segnata dalla forte incidenza delle comunità religiose riconducibili al francescanesimo. Durante la lotta tra il papato e Federico II i ghibellini della città impedirono ai vescovi di prendere possesso della Diocesi e solo nel 1250 Innocenzo IV poté insediarvi il suo cappellano Niccolò da Calvi (1250-1278), il primo di una serie di vescovi-frati che proseguì con Illuminato da Chieti (1274-1282), Simone (1282-1296) e Teobaldo (1296-1329), fedelissimo esecutore delle direttive politiche e pastorali di Bonifacio VIII, che se ne servì come elemento di contatto con i vertici dell'ordine francescano. Alla seconda metà del Duecento risalgono le prime attestazioni di parrocchie urbane, mentre agli inizi del Trecento, quasi certamente grazie all'iniziativa del vescovo Teobaldo, fiorirono le confraternite laicali in tutta la Diocesi, in particolare i disciplinati, che produssero e diffusero importanti laudari e fondarono efficaci enti assistenziali.
Nel Tre-Quattrocento la carica episcopale fu prerogativa esclusiva di alcune famiglie potenti e nobili sia perugine (Odoardo Michelotti, 1381-1385; Ermanno Baglioni, 1385¬1391) che assisinati (Carlo De Nepis, 1456-1473).
Palazzo Vescovile.

Stemma del Cardinale Rondanini (XVII secolo)

L'ETÀ MODERNA
Nel 1573 il visitatore apostolico Pietro Camaiani rilevò una situazione del clero deprimente soprattutto dal punto di vista non solo culturale ma perfino della semplice alfabetizzazione. L'applicazione delle norme del concilio di Trento fu avviata dal vescovo Filippo Geri (1564-1575), che nel 1569 pose anche la prima pietra del grande edificio basilicale di S. Maria degli Angeli, mentre il nobile romano Marcello Crescenzi (1591-1630) pose mano al rifacimento del vescovado. Secondo le norme tridentine obbligò a clausura perpetua le monache di S. Quirico e della Concezione, mentre il vescovo Tegrimo Tegrimi (1630-¬1641) istituì il penitenziere della cattedrale assegnandogli una prebenda e aprì il seminario diocesano. Così come nel medioevo la massiccia presenza dei Francescani aveva di fatto scoraggiato l'insediamento di altri ordini mendicanti, in età moderna le congregazioni religiose postridentine rinunciarono a insediarsi nella Diocesi. Nella seconda metà del Seicento la Diocesi fu retta da due cardinali Paolo Emilio Rondanini (1653-1668) e Francesco Nerli (1685-1689), i quali abbellirono il vescovado nella nuova ala occidentale.
Frattanto le confraternite laicali erano decadute sul piano spirituale, tanto che il vescovo di origine bolognese Ottavio Ringhieri (1736-1755) ridusse drasticamente il numero degli ospedali da esse dipendenti, incamerandone i beni a favore del seminario diocesano. Procedette altresì a una rigida riforma della vita regolare e dell'insegnamento e promosse la riduzione delle feste. Egli cercava così di andare incontro e insieme di neutralizzare le istanze antiecclesiastiche provenienti dalle punte più avanzate dell'illuminismo incipiente.

















Mons. Giuseppe Placido Nicolini

L'OTTOCENTO
Nel 1796 l'esercito francese invade le legazioni pontificie ed entra in Assisi nel febbraio dell'anno seguente e di nuovo nel 1798, costringendo la popolazione residente a fornire denaro e vettovaglie agli invasori. Le confraternite e gli ordini religiosi contemplativi furono soppressi. Il patrizio assisiate Francesco Maria dei conti Giampè, vescovo dal 1796 al 1827, si rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà a Napoleone e per questo il 24 aprile 1810 fu esiliato in Corsica. Il suo esempio fu seguito da una gran parte del clero diocesano. L'età napoleonica vide una crescita numerica delle vocazioni sacerdotali, la cui formazione il vescovo Giampè seguì personalmente separando l'istruzione dei giovani chierici da quella impartita fino ad allora nella scuola comunale. Con la Restaurazione il prelato fece ritorno in città, accolto con gaudio dalla popolazione. Non tutte le confraternite e le istituzioni religiose soppresse da Napoleone ripresero la loro attività. Il corso degli studi in seminario fu riformato, fino ad abbracciare la filosofia e la teologia, ad opera del vescovo Gregorio Zelli Giacobuzzi (1827-1832). Gravi danni agli edifici sacri della Diocesi furono causati dai terribili terremoti del 1833 e del 1853. La Diocesi subì i contraccolpi dell'Unità d'Italia e varie istituzioni religiose e assistenziali furono depauperate dei propri beni, incamerati nel 1866 dal demanio con la legge Pepoli e poi redistribuiti in gran parte tra le famiglie del ceto dominante locale.

IL NOVECENTO
La Chiesa assisiate fu lacerata dallo scontro determinatosi col diffondersi del modernismo. I vescovi Luigi De Persiis (1895-1906) e Domenico Luddi (1906-1928) furono intransigenti verso le nuove dottrine.

NOCERA E GUALDO

La storia novecentesca della Diocesi è dominata dalla figura del vescovo Giuseppe Placido Nicolini (1928-1973), monaco benedettino, che operò per la promozione di san Francesco a patrono d'Italia (1939) e salvò la vita a centinaia di Ebrei rifugiatisi in Assisi durante la Seconda Guerra Mondiale. Avvenne sotto il suo episcopato la visita ad Assisi di Giovanni XXIII (4.10.1962), la prima di un papa fuori da Roma dopo il 1870.
Il pontefice Giovanni Paolo II incontra i rappresentati delle religioni
Si consolidava, così, la vocazione universale della città, consacrata definitivamente durante l'episcopato di Sergio Goretti (1981-2005) da Giovanni Paolo II, che visitò per ben sei volte Assisi e che nel 1986 (27 ottobre) e nel 2001 vi celebrò gli incontri con i rappresentanti di tutte le religioni.







Concattedrale di Santa Maria Assunta in Nocera Umbra
Il 30 settembre 1986 alla Diocesi di Assisi è stata unita quella di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, che aveva visto temporaneamente smembrato il proprio territorio nel triennio 1972-1975.
La nuova dicitura è pertanto quella di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. La Diocesi di Nocera Umbra e Gualdo Tadino risale al sec. V d. C., ma la diffusione del Cristianesimo nel suo territorio era stata già operata nel sec. III da personaggi come san Feliciano (m. 251) e da anonimi predicatori in transito lungo la via Flaminia. Detta Diocesi visse momenti drammatici durante la dominazione dei Longobardi che qui si erano stabiliti nella seconda metà del secolo VI e vi avevano costituito un punto nevralgico militare, politico e religioso.
Importante fu il ruolo avuto nella storia di questa Diocesi dal vescovo san Facondino, morto nell’anno 607.
Concattedrale di San Benedetto in Gualdo Tadino
Alcuni vescovi di Nocera parteciparono a concili romani e fecero parte di importanti delegazioni imperiali in età carolingia. A capo di un comitato, Nocera estese la propria giurisdizione diocesana ai territori circostanti della fascia occidentale dell'Appennino, includendo ampie parti della Diocesi di Plestia, di Tadinae e di Sentinum (Sassoferrato) all'inizio del secolo XI con il vescovo Adalberto.
Tra tutti i vescovi della Diocesi emerge nell'età comunale la figura di Anselmo (1156-1201), che ebbe la cumulatio dei vescovadi di Foligno e di Nocera per la fedeltà al papa Alessandro III contro l'antipapa Vittore IV. Ancor più rilevante il vescovo san Rinaldo (1213-1217), già conte di Nocera e poi monaco di Fonte Avellana, che favorì la diffusione del francescanesimo nella Diocesi. Durante la guerra tra l'imperatore Federico Il e il papato la città subì saccheggi e distruzioni da parte delle truppe imperiali. Artefice della rinascita della città e della Diocesi fu il beato Filippo (vescovo dal 1254 al 1284), a cui succedette il beato Giovanni (1288-1327), che favorì ulteriormente gli ordini religiosi, tanto che proprio un frate Minore, Alessandro Vincioli (1327-1363) gli succedette. In età umanistica la Diocesi di Nocera fu retta da scrittori come Giacomo Minutoli (1472-1476), dall'insigne grecista Varino Favorino (1514-1537) e dal filologo Angelo Colocci (1537-1545). In età moderna emersero le figure di vescovi come Virgilio Florenzi (1605-1644) e dell'assisiate Francesco Piervissani (1800-1848).