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Museo Diocesano e Cripta di San Rufino
Piazza San Rufino, 3 - 06081 ASSISI (PG)
Tel. e fax: 075 / 812.712
E-mail: info@assisimuseodiocesano.com
Partita IVA: 02615110547 |
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A
cura di F. Santucci
ANTICHITÀ
E ALTO MEDIOEVO
Per Assisi, città romana, non disponiamo di fonti esplicite
che consentano di stabilire con certezza l'istituzione della Diocesi,
né forniscono dati incontrovertibili i materiali agiografici
relativi al protovescovo san Rufino, martire
che visse verosimilmente nel III sec., anche se solo a partire
dal IX - X sec. vi sono tracce certe del suo culto in città.
La sua festa si celebra il 12 agosto.
Con la caduta dell'Impero Romano il vescovo di Assisi assunse
una preminenza di fatto sulla città, che si protrasse anche
durante lo stanziamento dei Goti, i quali durante la guerra greco-gotica,
nel 547, inviarono il vescovo Avenzio in qualità di ambasciatore
a Costantinopoli presso Giustiniano. Documentato con certezza
è anche il vescovo Aquilino, che partecipò al concilio
romano presieduto da Martino I nel 649, quando ormai la dominazione
longobarda si era affermata stabilmente sulla città, inquadrata
nel Ducato di Spoleto. Il passaggio del Ducato alla monarchia
franca nel 774 e il successivo inserimento nell’impero carolingio
videro gli ordinari diocesani conservare una posizione di primo
piano anche nella vita civile. È il caso del vescovo Magione,
che nell'821 partecipò al placito tenuto a Norcia dai messi
dell'imperatore Ludovico il Pio.
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Proseguì
anche la partecipazione dei vescovi ai concili romani. Magione
fu presente nell'326 a quello del papa Eugenio II e Ibone a quello
di Leone IV (853). Nell'alto medioevo la residenza episcopale
era situata presso la Chiesa di Santa
Maria Maggiore, attestata per la prima volta nel 963
dalla più antica pergamena locale, risalente all'episcopato
di Eremedio. A partire da questo momento la series episcoporum
s'infittisce con Ingizone (967) e Leone (985), per poi interrompersi
nuovamente fino a Giorgio (1018) e Guglielmo (1019). Il primo
ottenne da Rainerio I, marchese di Tuscia, una conferma di beni
e diritti che già l'imperatore Enrico II, aveva riconosciuto
disegnando la distribuzione delle pievi sul territorio. Il secondo
confermava l'integrazione della Diocesi entro le strutture del
Regno Italico partecipando ad un placito comitale. Il vescovo
Ugo (1029?-1059) partecipò a due concili romani di Benedetto
IX e, cosa più importante, fu a capo della delegazione
dei vescovi italiani alla dieta di Worms del 1048, ove l'imperatore
Enrico III nominò Leone IX, che Ugo accompagnò in
Italia. Lo stesso vescovo diede nuovo vigore al culto di san Rufino,
le cui spoglie furono ritrovate nella parva basilica
a lui intitolata. L'edificio venne ampliato fino a diventare il
nuovo cuore pulsante della vita religiosa cittadina. Nel 1035,
Ugo istituì una canonica presso la basilica di San Rufino
e vi trasferì la residenza episcopale, ivi attestata fino
al 1080. Il suo successore, Agino (1059-1072), si schierò
con il papato riformatore e la canonica di San Rufino progressivamente
si rafforzò fino ad emanciparsi dal vescovo. |
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IL
BASSO MEDIOEVO
Nel secondo decennio del XII secolo, nonostante l'opposizione
del vescovo Clarissimo, il priore della canonica, Guido, ottenne
il diritto di reclutare nuovi membri senza consultare il vescovo.
Solo nel 1215 Onorio III decretò la definitiva distinzione
della mensa episcopale da quella dei canonici di San Rufino, che
nel frattempo (1140) avevano avviato la costruzione di una terza
e più grande basilica per iniziativa del priore Rainerio.
Attorno alla canonica il ceto dirigente della civitas
organizzò in quello stesso periodo le istituzioni politiche,
che nel 1198, per effetto del declino della presenza imperiale
nel Ducato di Spoleto, diedero vita al Comune. I vescovi non svolsero
un ruolo di primo piano in questa trasformazione istituzionale.
Si deve forse al fallito tentativo di affermare ad Assisi l'autorità
pontificia la scomunica comminata da Guido I (1197-1210?)
contro alcuni fedeli della Diocesi, ma non si può escludere
che si trattasse di un episodio legato ai fermenti spirituali
entro i quali andava maturando l'esperienza di Francesco. Al Poverello,
Guido I fu particolarmente vicino nel periodo della sua conversione
(1206) e ne favorì la visita a Innocenzo III (1210), grazie
alla familiarità con il pontefice, da cui ottenne un privilegio
di conferma di beni e diritti. Da detto privilegio si ricava che
il territorio diocesano comprendeva gli attuali territori comunali
di Assisi, Bastia Umbra, Cannara, Bettona, Valfabbrica e un piccolo
lembo dei comuni di Gualdo Cattaneo e di Bevagna.
Il vescovo Guido II (1212-1228) cercò di ridare nuovo slancio
alle istituzioni diocesane limitando l'azione delle istituzioni
esenti (in particolare alcuni monasteri e ospedali). Lo scontro
tra Guido Il e il Podestà del Comune, Carsedonio (1225)
si risolse grazie all'intervento pacificatore di Francesco, che
soggiornò nel palazzo episcopale presso Santa Maria Maggiore
nell'imminenza della morte (1226). La successiva storia della
Diocesi fu segnata dalla forte incidenza delle comunità
religiose riconducibili al francescanesimo. Durante la lotta tra
il papato e Federico II i ghibellini della città impedirono
ai vescovi di prendere possesso della Diocesi e solo nel 1250
Innocenzo IV poté insediarvi il suo cappellano Niccolò
da Calvi (1250-1278), il primo di una serie di vescovi-frati che
proseguì con Illuminato da Chieti (1274-1282), Simone (1282-1296)
e Teobaldo (1296-1329), fedelissimo esecutore delle direttive
politiche e pastorali di Bonifacio VIII, che se ne servì
come elemento di contatto con i vertici dell'ordine francescano.
Alla seconda metà del Duecento risalgono le prime attestazioni
di parrocchie urbane, mentre agli inizi del Trecento, quasi certamente
grazie all'iniziativa del vescovo Teobaldo, fiorirono le confraternite
laicali in tutta la Diocesi, in particolare i disciplinati, che
produssero e diffusero importanti laudari e fondarono efficaci
enti assistenziali.
Nel Tre-Quattrocento la carica episcopale fu prerogativa esclusiva
di alcune famiglie potenti e nobili sia perugine (Odoardo Michelotti,
1381-1385; Ermanno Baglioni, 1385¬1391) che assisinati (Carlo
De Nepis, 1456-1473). |

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L'ETÀ
MODERNA
Nel 1573 il visitatore apostolico Pietro Camaiani rilevò
una situazione del clero deprimente soprattutto dal punto di vista
non solo culturale ma perfino della semplice alfabetizzazione.
L'applicazione delle norme del concilio di Trento fu avviata dal
vescovo Filippo Geri (1564-1575), che nel 1569 pose anche la prima
pietra del grande edificio basilicale di S. Maria degli Angeli,
mentre il nobile romano Marcello Crescenzi (1591-1630) pose mano
al rifacimento del vescovado. Secondo le norme
tridentine obbligò a clausura perpetua le monache di S.
Quirico e della Concezione, mentre il vescovo Tegrimo Tegrimi
(1630-¬1641) istituì il penitenziere della cattedrale
assegnandogli una prebenda e aprì il seminario diocesano.
Così come nel medioevo la massiccia presenza dei Francescani
aveva di fatto scoraggiato l'insediamento di altri ordini mendicanti,
in età moderna le congregazioni religiose postridentine
rinunciarono a insediarsi nella Diocesi. Nella seconda metà
del Seicento la Diocesi fu retta da due cardinali Paolo
Emilio Rondanini (1653-1668) e Francesco Nerli (1685-1689),
i quali abbellirono il vescovado nella nuova ala occidentale.
Frattanto le confraternite laicali erano decadute sul piano spirituale,
tanto che il vescovo di origine bolognese Ottavio Ringhieri (1736-1755)
ridusse drasticamente il numero degli ospedali da esse dipendenti,
incamerandone i beni a favore del seminario diocesano. Procedette
altresì a una rigida riforma della vita regolare e dell'insegnamento
e promosse la riduzione delle feste. Egli cercava così
di andare incontro e insieme di neutralizzare le istanze antiecclesiastiche
provenienti dalle punte più avanzate dell'illuminismo incipiente.
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L'OTTOCENTO
Nel 1796 l'esercito francese invade le legazioni pontificie ed
entra in Assisi nel febbraio dell'anno seguente e di nuovo nel
1798, costringendo la popolazione residente a fornire denaro e
vettovaglie agli invasori. Le confraternite e gli ordini religiosi
contemplativi furono soppressi. Il patrizio assisiate Francesco
Maria dei conti Giampè, vescovo dal 1796 al 1827, si rifiutò
di prestare il giuramento di fedeltà a Napoleone e per
questo il 24 aprile 1810 fu esiliato in Corsica. Il suo esempio
fu seguito da una gran parte del clero diocesano. L'età
napoleonica vide una crescita numerica delle vocazioni sacerdotali,
la cui formazione il vescovo Giampè seguì personalmente
separando l'istruzione dei giovani chierici da quella impartita
fino ad allora nella scuola comunale. Con la Restaurazione il
prelato fece ritorno in città, accolto con gaudio dalla
popolazione. Non tutte le confraternite e le istituzioni religiose
soppresse da Napoleone ripresero la loro attività. Il corso
degli studi in seminario fu riformato, fino ad abbracciare la
filosofia e la teologia, ad opera del vescovo Gregorio Zelli Giacobuzzi
(1827-1832). Gravi danni agli edifici sacri della Diocesi furono
causati dai terribili terremoti del 1833 e del 1853. La Diocesi
subì i contraccolpi dell'Unità d'Italia e varie
istituzioni religiose e assistenziali furono depauperate dei propri
beni, incamerati nel 1866 dal demanio con la legge Pepoli e poi
redistribuiti in gran parte tra le famiglie del ceto dominante
locale.
IL NOVECENTO
La Chiesa assisiate fu lacerata dallo scontro determinatosi col
diffondersi del modernismo. I vescovi Luigi De Persiis (1895-1906)
e Domenico Luddi (1906-1928) furono intransigenti verso le nuove
dottrine.
NOCERA E GUALDO
La storia novecentesca della Diocesi è dominata dalla figura
del vescovo Giuseppe Placido Nicolini (1928-1973),
monaco benedettino, che operò per la promozione di san
Francesco a patrono d'Italia (1939) e salvò la vita a centinaia
di Ebrei rifugiatisi in Assisi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Avvenne sotto il suo episcopato la visita ad Assisi di Giovanni
XXIII (4.10.1962), la prima di un papa fuori da Roma dopo il 1870. |
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Si
consolidava, così, la vocazione universale della città,
consacrata definitivamente durante l'episcopato di Sergio Goretti
(1981-2005) da Giovanni Paolo II, che visitò
per ben sei volte Assisi e che nel 1986 (27 ottobre) e nel 2001
vi celebrò gli incontri con i rappresentanti di tutte le
religioni.
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Il
30 settembre 1986 alla Diocesi di Assisi è stata unita
quella di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, che aveva visto temporaneamente
smembrato il proprio territorio nel triennio 1972-1975.
La nuova dicitura è pertanto quella di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo
Tadino. La Diocesi di Nocera Umbra e Gualdo Tadino
risale al sec. V d. C., ma la diffusione del Cristianesimo nel
suo territorio era stata già operata nel sec. III da personaggi
come san Feliciano (m. 251) e da anonimi predicatori in transito
lungo la via Flaminia. Detta Diocesi visse momenti drammatici
durante la dominazione dei Longobardi che qui si erano stabiliti
nella seconda metà del secolo VI e vi avevano costituito
un punto nevralgico militare, politico e religioso.
Importante fu il ruolo avuto nella storia di questa Diocesi dal
vescovo san Facondino, morto nell’anno
607.
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Alcuni
vescovi di Nocera parteciparono a concili romani e fecero parte
di importanti delegazioni imperiali in età carolingia.
A capo di un comitato, Nocera estese la propria giurisdizione
diocesana ai territori circostanti della fascia occidentale dell'Appennino,
includendo ampie parti della Diocesi di Plestia, di Tadinae
e di Sentinum (Sassoferrato) all'inizio del secolo XI
con il vescovo Adalberto.
Tra tutti i vescovi della Diocesi emerge nell'età comunale
la figura di Anselmo (1156-1201), che ebbe la cumulatio
dei vescovadi di Foligno e di Nocera per la fedeltà al
papa Alessandro III contro l'antipapa Vittore IV. Ancor più
rilevante il vescovo san Rinaldo (1213-1217),
già conte di Nocera e poi monaco di Fonte Avellana, che
favorì la diffusione del francescanesimo nella Diocesi.
Durante la guerra tra l'imperatore Federico Il e il papato la
città subì saccheggi e distruzioni da parte delle
truppe imperiali. Artefice della rinascita della città
e della Diocesi fu il beato Filippo (vescovo dal 1254 al 1284),
a cui succedette il beato Giovanni (1288-1327), che favorì
ulteriormente gli ordini religiosi, tanto che proprio un frate
Minore, Alessandro Vincioli (1327-1363) gli succedette. In età
umanistica la Diocesi di Nocera fu retta da scrittori come Giacomo
Minutoli (1472-1476), dall'insigne grecista Varino Favorino (1514-1537)
e dal filologo Angelo Colocci (1537-1545). In età moderna
emersero le figure di vescovi come Virgilio Florenzi (1605-1644)
e dell'assisiate Francesco Piervissani (1800-1848).
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